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martedì 22 aprile 2014

Il farmacista: figura chiave nella prevenzione dell’osteoporosi

La lotta alla patologia ossea può iniziare in farmacia. Sono svariate le attività preventive che può svolgere il farmacista. In primis l’utilizzo dell’algoritmo FRAX.

La prevenzione dell’osteoporosi può iniziare in farmacia. Come? Secondo un comunicato dell’American Pharmacists Association presentato al 2014 Annual Meeting and Exposition tenutosi ad Orlando, questa categoria professionale possiede le caratteristiche e gli strumenti per svolgere un ruolo cruciale nella lotta alla patologia, specialmente se si pensa alla regolarità con cui gli indiviui potenzialmente interessati dal disordine visitano questi professionisti.

Quali gli strumenti in dotazione al farmacista per facilitare il riconoscimento delle situazioni a rischio?

Inanzitutto lo strumento FRAX, un algoritmo diagnostico approvato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità capace di fornire una stima a dieci anni del rischio di frattura osteoporotica. Il calcolo della probabilità di frattura con questo strumento è infatti estremamente rapida e non richiede la disponibilità di dati clinici, ma si basa unicamente su alcune caratteristiche demografiche e antropometriche quali età, sesso, peso corporeo, precedenti fratture, eventi familiari di frattura ossea, abitudine al fumo e alcol, comorbidità e assunzione di specifiche categorie di farmaci.

Questo strumento  viene tipicamente impiegato per stabilire la necessità di instaurare una terapia farmacologica ma, più recentemente, è anche utilizzato per identificare i soggetti da destinare ad un approfondimento diagnostico. Il farmacista, tipicamente, incontra il paziente prima che questo sviluppi la condizione patologica, e quindi può offrire una rapido esame con lo strumento FRAX per valutare la necessità di approfondimenti diagnostici.

Non solo, il farmacista può inoltre intervenire nel promuovere la corretta assunzione dei farmaci da parte del paziente, favorendo la regolarità e, soprattutto, il rispetto dei tempi di attesa tra una sessione farmacologica e l’altra. Quest’ultimo aspetto sarebbe particolarmente importante nel caso dei pazienti sottoposti destinati all’utilizzo di farmaci anti-osteoporotici che richiedono finestre temporali di attesa tra un trattamento e l’altro, come ad esempio del caso del farmaco denosumab, il quale prevede una somministrazione ogni sei mesi. Questa possibilità di controllo della compliance si estenderebbe inoltre ad alter categorie di farmaci anti-osteoporotici che richiedono una somministrazione ciclica come i bisfosfonati.

Fonte: American Pharmacists Association (APhA) 2014 Annual Meeting and Exposition