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martedý 10 novembre 2015

PerchŔ gli italiani hanno le ossa fragili?

La corretta dieta e la ginnastica da fare

Gli italiani hanno le ossa troppo fragili. 
Spesso infatti capita che una persona si ritrovi con il femore rotto senza mai essere caduta e la cosa di per se potrebbe apparire strana.
Non è così e la spiegazione sta proprio nel fatto che in Italia è in costante aumento il numero delle persone che hanno le ossa troppo fragili 
E' ciò che è emerso nell’ambito del centesimo congresso della società italiana di ortopedia e traumatologia dove è stato messo in risalto come nel 2015  si sia sfiorata nel nostro paese la soglia di 230 mila ossa fratturate.
 
Le cause? Scarsa attività fisica ed eccesso di diete, diete che il più delle volte sono "fai da te" e dunque senza il controllo di un dietologo. Una cattiva dieta può compromette pesantemente lo stato di solidità delle ossa quindi è opportuno seguire una dieta giusta e svolgere una sana attività motoria.
 
Non fratture seguite a cadute o a traumi particolari, ma fratture cosiddette di fragilità, fenomeno che interessa principalmente le donne.
Una donna su quattro, secondo studi attendibili, quando entra in menopausa va incontro ad una frattura, dovuta all’indebolimento dell’apparato scheletrico, principalmente nelle zone fragili del corpo. Il rischio aumenta e coinvolge una donna su tre superati i 60 anni.
 
Le ossa più soggette a fratture sarebbero il femore, il polso, l'omero, la caviglia e le vertebre. Chi si frattura in una di queste aeree ha il 20% in più di incappare successivamente in un’altra frattura. 
 
Il femore è l’osso più soggetto a fratture, soprattutto negli anziani, con circa 95mila ricoveri annuali per fratture al femore. Nel mondo, su nove milioni di fratture totali annuali, 1,6 comprendono il femore.
La frattura di un osso come il femore non è da sottovalutare: quando il femore si rompe infatti la mortalità per il paziente è del 20% dei casi; nel 35% dei casi invece la vittima andrà incontro ad una disabilità permanente. 
 
Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno nel pianeta si registrano circa 9 milioni di fratture da fragilità di cui 1,6 mln a livello del femore prossimale. E per il 2050 è previsto "un vertiginoso aumento": si potrà arrivare fino a 33 milioni di casi, oltre 6 mln dei quali interesseranno il femore. Solo in Italia sono circa 95 mila i ricoveri annuali per fratture di femore, e quasi il 70% riguarda pazienti ultra 80enni. 
 
"La frattura di femore prossimale è sicuramente un evento invalidante - spiega Umberto Tarantino, presidente del Congresso, professore ordinario e primario di Ortopedia e Traumatologia al Policlinico di Tor Vergata di Roma - oltre alla necessità di un intervento chirurgico immediato nella quasi totalità dei casi spesso l'evento espone a conseguenze anche gravi. Solo una volta su 5 (20%) il paziente riesce a tornare al livello di attività precedente alla frattura". 
 
Difficile invece fare una stima delle altre fratture, soprattutto perché non tutte richiedono il ricovero ospedaliero e il più delle volte vengono ricondotte nella generica categoria delle "fratture vertebrali".  Appare evidente come sia sempre più necessario tenere costantemente sotto controllo lo stato di salute subito dopo una frattura di fragilità seguendo e monitorando il paziente dal momento del ricovero e dopo la dimissione per prevenire e scongiurare il rischio di altre, fatali fratture dagli esiti imprevedibili. 
Autore: A. Mascarucci