|

OSTEOPOROSI

Diagnosi differenziale delle forme di osteoporosi

Una idonea valutazione ematochimica è fortemente raccomandata nei pazienti con forme di osteoporosi o anche di osteopenia molto superiori a quanto atteso per l'età.  

                                 

Il laboratorio è da considerarsi un utile complemento nella diagnostica dell'osteoporosi in quanto:

  • può consentire una diagnosi differenziale con altre malattie che possono determinare un quadro clinico o densitometrico simile all'osteoporosi
  • può individuare possibili fattori causali, consentendo una diagnosi di osteoporosi secondaria e quindi, dove possibile, un trattamento eziologico.

I markers specifici del turnover osseo, dosabili nel siero o nelle urine, si dividono in:

  • markers della neoformazione (isoenzima osseo della fosfatasi alcalina, osteocalcina, propeptidi del procollagene di tipo I)
  • markers di riassorbimento osseo (idrossiprolina, piridinolina, desossipiridinolina, telopeptidi N o C terminali del collagene di tipo I).

In soggetti adulti, l'aumento dei marker del turnover scheletrico al di sopra dei valori di normalità suggerisce una accellerata perdita di massa ossea o l'esistenza di altre patologie scheletriche primitive o secondarie.


In studi di popolazione, particolarmente nelle donne anziane in postmenopausa, i markers del turnover osseo possono essere di utilità per la stima del rischio di frattura, anche indipendentemente dalla BMD.

Vi sono evidenze che indicano l'utilità dell'impiego dei markers laboratoristici di turnover osseo nel verificare la risposta terapeutica e la compliance al trattamento.

Da questo punto di vista, il vantaggio dei markers rispetto alla densitometria è la riduzione dei tempi di attesa necessari per verificare, nel singolo individuo, l'efficacia della terapia anti-riassorbitiva o con PTH.



LE OSTEOPOROSI SECONDARIE

L'osteoporosi postmenopausale-senile va sempre distinta dalle forme secondarie di osteoporosi. Numerose sono le condizioni potenzialmente in grado di provocare la comparsa di osteoporosi.


Iperparatiroidismo primario


L'iperparatiroidismo primario (IPTP) consiste in un'alterazione del metabolismo fosfo-calcico caratterizzata da una relativa e parzialmente incontrollata secrezione di paratormone (PTH) da parte di una o più paratiroidi iperfunzionanti.


Osteoporosi da glucocorticoidi


La terapia protratta con glucocorticoidi (GLC) si associa a vari effetti collaterali indipendenti dalla malattia di base. La complicanza più severa è probabilmente l'osteoporosi associata ad un aumento del rischio di frattura.


Osteoporosi da altri farmaci


Numerosi agenti farmacologici (oltre ai glucocorticoidi) possono determinare una perdita di massa ossea in tempi più o meno rapidi. Il trapianto di organi comporta l'utilizzo di farmaci immuno-soppressori potenzialmente osteopenizzanti. La ciclosporina A è implicata nella perdita di massa ossea, ma il suo uso permette di effettuare terapie con dosaggio di corticosteroidi più basso.


L'osteoporosi da trapianto d'organo


Le fratture da fragilità sono tra le più frequenti complicanze dei trapianti d'organo. L'osteoporosi può essere presente in molti pazienti già prima del trapianto a causa degli effetti negativi della malattia di base.

Dopo il trapianto, la percentuale di pazienti con osteoporosi cresce in modo drammatico.

La perdita di massa ossea è massima nel primo anno dopo l'intervento, ma può persistere, sebbene ad un ritmo più lento, anche nei periodi successivi.

Le fratture scheletriche interessano il 10% dei nefrotrapiantati, circa il 30% dei soggetti con trapianto di fegato, polmone e cuore.

Il principale fattore di rischio per frattura è costituito dalla terapia immunosoppressiva e cortisonica in particolare, che viene somministrata a dosi inizialmente molto elevate e, nella maggioranza dei pazienti, per una durata indefinita.