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OSTEOPOROSI E PATOLOGIE OSTEOPENIZZANTI

La compromissione della resistenza ossea ed il rischio di frattura


Effetti dell'osteoporosi a livello vertebrale

L'osteoporosi è il disordine metabolico osseo più comune e rappresenta un problema di significato crescente nella popolazione.

Questa patologia è caratterizzata da un'alterazione quantitativa (la riduzione della massa ossea o BMD) e da un deterioramento qualitativo (il sovvertimento della microarchitettura ossea) del tessuto osseo che si traduce nella compromissione della resistenza e nel conseguente aumento di fragilità e suscettibilità a fratture.                                               


L'osteoporosi risulta clinicamente silente fino a quando si manifesta sotto forma di frattura a seguito di deboli traumi.

Le prime ossa ad essere colpite dal processo osteoporotico sono le vertebre, mentre le fratture femorali sono le più tardive.

Le fratture tipicamente associate ad osteoporosi includono quelle determinate dallo schiacciamento (Crush fractures) o cuneizzazione (Wedge fractures) dei corpi vertebrali, le fratture del polso (Colles' fractures) e le fratture dell'anca (frattura del collo del femore e frattura intertrocanterica del femore).

L'osso di tipo trabecolare, di cui sono costituite le vertebre ed il calcagno, è il primo a risentire del processo osteoporotico. Per questa ragione, questi due siti sono scelti come siti di misurazione della densità ossea. 


Vengono definite primitive le forme di osteoporosi che compaiono dopo la menopausa (postmenopausale) o comunque con l'avanzare dell'età (osteoporosi senile). Le osteoporosi secondarie possono conseguire all'uso di alcuni farmaci, tra cui l'uso di dosi medio elevate di corticosteroidi, oppure manifestarsi parallelamente a patologie endocrine, tra cui l'iperparatiroidismo e l'ipogonadismo.



Note epidemiologiche


L'osteoporosi rappresenta una malattia di rilevanza sociale. La sua incidenza aumenta con l'età sino ad interessare la maggior parte della popolazione oltre l'ottava decade di vita. Si stima che ci siano oggi, in Italia, circa 3,5 milioni di donne ed 1 milione di uomini affetti da osteoporosi. Poiché nei prossimi 20 anni la percentuale della popolazione italiana al di sopra dei 65 anni d'età aumenterà del 25%, si attende un proporzionale incremento dell'incidenza dell'osteoporosi. Nella popolazione italiana oltre i 50 anni d'età il numero di fratture di femore è superiore alle 55.000 unità/anno. Alterazioni morfologiche vertebrali sono state riscontrate in oltre il 20% dei soggetti oltre i 65 anni d'età di entrambi i sessi.

Le fratture osteoporotiche hanno importanti implicazioni sociali ed economiche oltre che sanitarie.

I pazienti con frattura del femore prossimale presentano, entro un anno dalla frattura, un tasso di mortalità del 15-30%. Tra gli anziani, le fratture osteoporotiche rappresentano una delle maggiori cause di mortalità, con una incidenza sostanzialmente sovrapponibile a quella per ictus e carcinoma mammario e 4 volte superiore a quello per carcinoma endometriale.

Il 50% delle donne con frattura di femore presenta inoltre una consistente riduzione del livello di autosufficienza e, in circa il 20% dei casi, richiede una istituzionalizzazione a lungo termine.