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OSTEOPOROSI

Prevenzione e trattamento dell'osteoporosi


LO STRUMENTO ONLINE PER LA DETERMINAZIONE DEL RISCHIO DI FRATTURA OSTEOPOROTICA FRAX


E' a disposizione on line gratuitamente l'Algoritmo FRAX per il calcolo del rischio di frattura a 10 anni, sviluppato dall'equipe del Prof. JA Kanis ed il WHO Collaborating Center for Metabolic Bone Disease presso l'Università di Sheffield (UK).

Questo strumento valuta il rischio individuale di frattura sulla base di dei fattori di rischio del paziente tra cui età, sesso, peso, altezza, precedenti fratture, storia familiare di fratture all'anca, fumo, utilizzo di farmaci glucocorticoidi, artrite reumatoide e consumo di alcool.

Il FRAX è stato integrato nelle recenti linee guida per la gestione dell'osteoporosi inglesi e statunitensi ed è stato adottato dalla European Socity for Clinical and Economic Aspects of Osteoporosis and Osteoarthritis nel 2008.


Per accedere al calcolo automatico del rischio di frattura, cliccare qui.

 

Alimentazione

 

Apporto di Calcio e Vitamina D


L'introito medio giornaliero di calcio nella popolazione italiana risulta insufficiente, specie in età senile. Ancora più drammatica, specie tra gli anziani, è l'incidenza di ipovitaminosi D.

A queste carenze alimentari viene ascritto un largo eccesso di osteoporosi, fratture osteoporotiche e morbidità generale. Supplementi con calcio e vitamina D sono in grado di ridurre significativamente il rischio di frattura. La loro efficacia è proporzionale alla severità e frequenza di carenze alimentari tra la popolazione trattata.

La supplementazione con calcio è controindicata in presenza di condizioni associate a rischio di ipercalcemia (iperparatiridismo primitivo, granulomatosi croniche, insufficienza cortico-surrenale, ipotiroidismo) e nelle ipercalciurie idiopatiche.


Attività fisica


È noto che periodi anche brevi di immobilizzazione sono particolarmente deleteri per la massa ossea. Più incerto appare il ruolo di un programma di attività fisica sulla prevenzione dell'osteoporosi.

In donne in postmenopausa l'attività fisica con carico è in grado di prevenire l'1% della perdita minerale ossea annuale.

L'attività fisica, in particolare esercizi personalizzati di rinforzo muscolare e di rieducazione all'equilibrio ed alla deambulazione, hanno mostrato di ridurre negli anziani sia il rischio di cadute che di traumi correlati.


Trattamento farmacologico


L'utilizzo di farmaci per la prevenzione dell'osteoporosi appare giustificato quando il rischio di frattura a 10 anni supera il  20-30%. 

Condizioni di rischio di questa entità sono quelli associate a precedenti fratture osteoporotiche ed alla terapia cortisonica (almeno per dosi >5 mg/die di prednisone assunti per più di tre mesi in persone di età >50 anni). In questi casi, il rischio di frattura è così elevato che la decisione di avviare una terapia farmacologica può prescindere dai valori densitometrici.

La definizione della soglia di intervento farmacologico in prevenzione primaria risulta tuttavia complessa.


Bisfosfonati


I bisfosfonati sono composti sintetici in grado di fissarsi elettivamente sulle superfici ossee sottoposte a rimodellamento. In queste sedi sono in grado di bloccare l'attività osteoclastica con un meccanismo d'azione diverso in funzione della presenza o meno di un gruppo aminico. Tutti i bisfosfonati sviluppati sinora per il trattameto delle malattie focali scheletriche o dell'osteoporosi riducono in maniera dose-dipendente il turnover osseo con incrementi proporzionali della densità ossea. Molti bisfosfonati sono in corso di sviluppo per il trattamento dell'osteoporosi. Al momento sono disponibili l'etidronato, il clodronato, l'alendronato ed il risedronato.


Paratormone PTH


Il frammento 1-34 del paratormone (teriparatide) è utilizzato per la terapia dell'osteoporosi postmenopausale severa.

Si tratta del primo farmaco in grado di stimolare direttamente la neoformazione ossea osteoblastica.

La terapia con teriparatide determina i maggiori incrementi della massa ossea trabecolare, mentre l'effetto sull'osso corticale è paragonabile a quello dei bisfosfonati. È in grado di ridurre drasticamente il rischio di fratture sia vertebrali che non vertebrali.


Stronzio ranelato


La componenete attiva del farmaco è rappresentata dallo stronzio che si adsorbe in maniera labile ai cristalli di idrossiapatite dell'osso. Il farmaco incrementa modestamente i markers di neoformazione ossea (ca. 15%) e riduce nel contempo quelli di riassorbimento osseo (10-15%), con un meccanismo d'azione ancora non delucidato. Per il suo elevato costo questa terapia è riservata ai pazienti a più elevato rischio o “non-responsivi” ai farmaci anti-riassorbitivi (estrogeni, SERM o bisfosfonati).

 

Terapia ormonale sostitutiva


Gli ormoni ovarici femminili (estradiolo in particolare) inibiscono il turnover osseo. Durante il climaterio, la riduzione di tali ormoni determina un aumento del rimodellamento dello scheletro, che, associato ad una ridotta capacità ricostruttiva, esita in una accelerazione della perdita ossea.

La somministrazione di estrogeni in donne postmenopausali è in grado non solo di prevenire la perdita ossea postmenopausale, ma anche di indurre un aumento della densità ossea in tutte le sedi scheletriche valutate (3-8%). Tale effetto non si limita ai primi anni dopo la menopausa, ma si osserva ad ogni età postmenopausale.

Questo trattamento, comunemente definito come terapia ormonale sostitutiva (TOS), comprende vari regimi, che si diversificano per composto utilizzato (estrogeni coniugati, estradiolo, composti sintetici), via di somministrazione (orale, transdermica, gel, crema, spray) e associazione o meno con progestinici (assunti in modo ciclico o continuativo). La TOS è efficace nella prevenzione della perdita ossea postmenopausale in donne con ridotta massa ossea e in donne con menopausa precoce (prima dei 45 anni). È anche efficace nella prevenzione delle fratture. La sospensione del trattamento porta a una perdita ossea accelerata. La TOS rispetto ad altri farmaci offre il vantaggio di poter intervenire in maniera realistica per la “prevenzione” (ossia in donne a rischio di osteoporosi anche se ancora a basso rischio di frattura).


Modulatori selettivi del recettore estrogenico (SERM)


I modulatori selettivi del recettore estrogenico (SERM) sono composti sintetici in grado di legarsi al recettore per gli estrogeni e produrre effetti agonistici a livello osseo ed epatico e antagonistici per mammella ed apparato genito-urinario. In commercio sono disponibili due SERM, il tamoxifene ed il raloxifene, e vari SERM sono in fase di studio.