|

DENSITOMETRIA OSSEA

Tecniche strumentali di valutazione del trofismo scheletrico


Dual energy X-Ray Absorptiometry

La Densitometria ossea valutata con tecnica DEXA (Dual energy X-Ray Absorptiometry) è la tecnica di elezione nella valutazione della massa ossea. Questa metodica consente di misurare la BMD (Bone Mineral Density) a livello di radio, calcagno, colonna e femore prossimale.

Tuttavia, i valori densitometrici da soli non risultano al momento sufficienti per identificare una soglia di trattamento ma vanno correlati con altri dati clinici e fattori di rischio.

La tecnica DEXA consente di valutare il Bone Mineral Content (BMC, g/cm di segmento osseo) e la BMD (g/cm2 di segmento osseo) virtualmente su ogni segmento scheletrico.

Per ogni variazione di una deviazione standard (circa il 10%), il rischio di frattura in ogni sito aumenta di 1,5-3 volte.


In generale, ogni sito misura più accuratamente il rischio di frattura per quel sito. La valutazione densitometrica lombare è spesso poco accurata dopo i 65 anni per l'interferenza di osteofiti vertebrali, addensamenti artrosici, calcificazioni extra-scheletriche o fratture vertebrali. Per queste ragioni la valutazione della densità femorale può essere preferibile dopo questa età.                                                                           


È stato osservato che il rischio di frattura inizia ad aumentare in maniera esponenziale con valori densitometrici T-score <–2,5 SD, valore che secondo l'OMS, rappresenta la soglia diagnostica di osteoporosi.                                                                                                                   


- La BMD normale è definita come un T-score compreso fra +2,5 e –1,0 (la BMD del paziente è cioè compresa fra 2,5 deviazioni standard (DS) sopra la media di un giovane adulto e 1 DS sotto la media di un giovane adulto).                                                                                                                     

- L'osteopenia (bassa BMD) è associata ad un T-score compreso tra –1,0 e –2,5 DS.               

- L'osteoporosi è caratterizzata da un T-score inferiore a –2,5 DS.                                                    

- Per osteoporosi conclamata si intende un valore di T-score inferiore a –2,5 DS con la contemporanea presenza di una o più fratture da fragilità.                                                           


Questo tipo di indagine rappresenta tuttavia una diagnosi densitometrica che può tradursi in diagnosi clinica solo dopo una valutazione complessiva di diagnostica differenziale.

Inoltre, la soglia diagnostica T-score non coincide con la soglia terapeutica, in quanto altri fattori scheletrici ed extrascheletrici condizionano il rischio di frattura nel soggetto, e quindi la decisione di intraprendere o meno un trattamento. Nonostante sia precisa, la stima della densità minerale ossea fornisce solo informazioni quantitative, ma nessun dato qualitativo riguardante la microstruttura e l'elasticità dell'osso.



Ultrasonometria

Numerosi studi hanno evidenziato come l'ultrasonometria quantitativa possa fornire alcune informazioni sulle proprietà microarchitetturali ed elastiche dell'osso.

Inoltre, la possibilità di individuare caratteristiche del tessuto osseo legate alla struttura ed alla componente elastica, e non solamente alla sua massa e densità di superficie, permette di estendere potenzialmente il suo utilizzo allo studio di diverse patologie del metabolismo minerale (osteoporosi secondarie, osteoporosi indotte da farmaci e/o da terapie, difetti della crescita, studio degli effetti di terapie osteotrofiche ecc.) ed all'indagine di popolazioni diverse da quella postmenopausale (popolazione maschile, popolazione centenaria, popolazione pediatrica, neonati, prematuri).                            


L'ultrasonometria ossea quantitativa rappresenta un valido supporto alla clinica nello studio di tutte quelle patologie che coinvolgono il tessuto osseo, in cui la sola determinazione della massa ossea non sembra essere sufficiente per completare il quadro clinico del paziente e determinare la compromissione del tessuto in relazione alla sua fragilità e al rischio di frattura.